Articoli con tag ricami oro

RESTAURO TESSILE – abito cerimoniale provenienza Cina, secolo 800

Maestoso abito da cerimonia taoista  con maniche larghe ricamato fittamente a filo oro  su sfondo rosso e blu.

Presenti decorazioni di draghi, fenici e motivi floreali; in corrispondenza degli orli viene rappresentato l’animale nella sua raffigurazione standardizzata, il dragone cinese;  una creatura colossale che raffigura un miscuglio di tutte le specie animali oltre che simbolo dell’imperatore cinese. Il fenghuang, simbolo di grazia e virtù, è  uccello della mitologia cinese che si abbina sempre a quella maschile del drago come una rappresentazione del solenne rapporto tra uomo e donna.

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STORIA DEI TESSUTI E DELLA MODA – Caterina Cantoni nobile ricamatrice milanese

Introduzione

Milano è sempre stata una città attiva e prolifica, soprattutto nel campo delle arti e dei mestieri e, incentivando un notevole sviluppo del ricamo nel campo tessile tra il 1570 e il 1640, nonostante la crisi provocata dalla carestia del 1569 e dalla peste del 1576 diventa il fulcro del commercio in questo settore, tra l’Italia e i paesi transalpini, complice la crisi della produzione della seta in centri importanti come Genova.

Due capolavori

Purtroppo, di tutta questa copiosa produzione sono rimaste scarse testimonianze di manufatti, tra queste due opere di grande pregio: il gonfalone di Sant’Abbondio del Duomo di Como e il parato per la canonizzazione di San Carlo Borromeo, conservato solo parzialmente, al Museo del Duomo di Milano.

Gonfalone di Sant’Abbondio – Duomo di Como
Paliotto di San Carlo

I reperti sono opera di ricamatori e ricamatrici milanesi, realizzati il primo tra il 1608 e il 1609, il secondo tra il 1609 e il 1610, su progetto di due grandi artisti dell’epoca, il Morazzone al secolo Pier Francesco Mazzucchelli e il Cerano, soprannome di Giovanni Battista Crespi.

La scelta della confraternita di Como di affidare la committenza ad artigiani milanesi mette in luce una volta di più la valentia di queste maestranze e la qualità dei materiali utilizzati per la confezione, tutti acquistati a Milano. Tessuti, refe, sete di ogni tipo, ma soprattutto i “preziosi”: fili d’oro e d’argento per ricami, canutiglie e le pietre, granati e perle.

Per il parato di San Carlo vale la stessa opzione milanese, nonostante il nobile Trivulzio caldeggi di fare gli acquisti presso i mercanti romani. Prontamente, il capitolo milanese replica che ha deciso di servirsi a Milano sia per orgoglio cittadino sia per la superlativa, prestigiosa produzione locale e non meno importante, sia per mantenere l’autonomia nei confronti della corte papale.

I deputati designano quindi le maestranze e affidano ad Antonia Pellegrini, moglie del pittore Domenico, l’incarico di realizzare le “figure” da applicare sui parati del pontefice. L’incarico era stato molto caldeggiato dal Pellegrini, in quanto “impresario” della moglie ed era stato infine assegnato alla donna, perché oltre al compenso non esoso richiesto, era una ricamatrice apprezzata per la sua abilità.

Caterina Cantoni

Questa artigiana utilizza, infatti, un punto particolare e complesso definito “punto raso a due dritti” una lavorazione che non presenta né diritto né rovescio, che si basa su fitte e minuscole gugliate di sete policrome così da ricoprire l’intero tessuto di base, creando incredibili effetti pittorici.

Ed è a questo punto che “entra in scena” Caterina Cantoni, attiva a Milano tra la fine del Cinquecento, perché ne era stata la creatrice. La sua invenzione è attestata da fonti storiografiche coeve e un ulteriore conferma si può leggere inun mandato di pagamento del 23 settembre 1609 intestato a:

“domino Domenico Pellegrini marito della domina Antonia dell’Oro la quale lavora de ponti d’inventione della quondam Cantona” come acconto “delle figure che detto Pellegrini ha di far fare dalla suddetta sua moglie per mettere nel manto, et pianeta di sua santità”.

Caterina Cantoni era riconosciuta come valentissima ricamatrice, anzi come un’artista e tenuta in grande considerazione dal pittore Giovan Paolo Lomazzo, con il quale faceva parte di un cenacolo di intellettuali e artisti, a Milano.

Il suo capolavoro è: I quattro elementi; personificazione femminili dei quattro continenti”, un’opera di impareggiabile pregio, ricamata su di una tela di lino con sete policrome e oro filato. La vera maestria di quest’opera la si evince dal gusto raffinato della struttura, nella rappresentazione minuziosa e reale delle figure e dei motivi floreali, messa in risalto dalla ricercata tecnica innovativa del punto raso a due dritti.

La sua perizia e la sua sensibilità non avevano pari che la potessero imitare ed era molto ricercata. Molte famiglie di nobili e clienti raffinati richiedevano le sue opere, specialmente ricami e ritratti figurati a grandezza naturale, che sembravano dipinti. Fra i suoi committenti più famosi si contava la cerchia della famiglia Borromeo a Milano e le corti di Firenze in Italia. Era molto ambita anche presso le corti europee, per esempio Vienna, Braunschweigh; fu anche chiamata da Caterina d’Austria e da Filippo di Spagna, a Madrid insieme alla pittrice Sofonisba Anguissola.

Di Caterina Cantoni non si hanno moltissime notizie, perché ai tempi ci si riferiva alla sola manodopera maschile dei capifamiglia e le professioni femminili non erano quasi mai citate.

A porre rimedio, ci pensò Giovan Paolo Lomazzo, pittore, poeta e trattatista, che per dimostrarle la sua stima, le dedicò un sonetto:

“Nobile donna della città di Milano, ma più nobile per il suo rarissimo ingegno e per l’eccellenza dell’arte di ricamar sopra la tela e il rete; nella quale non è per aver mai alcun pari, né ha avuto a tempi avanti, che si favoleggino i poeti della sua Aragne”.

I quattro elementi: personificazioni femminili dei quattro elementi
Dettagli

un articolo di Maria Cristina Cantàfora (Milano) per “La Camelia Collezioni”

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