Articoli con tag merletti

INTIMO ANTICO E D’EPOCA – Giacco o Giacca da Camera o Matinรจ epoca 1856

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Giacco o Giacca da Camera o Matinรจ, pezzo unico, periodo 1856 in seta pura 100% color avorio, in Ermisino (tessuto leggerissimo di seta originario della Cittร  Persiana di Ormus); interno trapuntato a mano con imbottitura, gioco di molteplici cuciture che fanno sagomare il modello con due pieghe a cannolo; raffinato collo a scialle e maniche bordate e rifinite con ricamo.

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PIZZI, TRINE E MERLETTI – colletto detto berta in macramรจ secolo 800

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Mantellina o davantino o colletto detto “berta” , in pizzo macramรจ secolo 800, pezzo unico

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VELI NUZIALI – francese, metร  secolo 800, color avorio

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Antico velo nuziale color avorio, lavorazione su tulle a bouquet rebrodรจ in filo di seta, bordi smerlati, epoca metร  secolo 800, francese (Caen), pezzo unico – Rif. donazione 48/2019

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PIZZI – TRINE – MERLETTI – bouquet epoca 1930 pizzo tombolo

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bouquet a ramages in pizzo al tombolo lavorazione a foglia, epoca 1930

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STORIA DEI TESSUTI E DELLA MODA – Caterina Cantoni nobile ricamatrice milanese

Introduzione

Milano รจ sempre stata una cittร  attiva e prolifica, soprattutto nel campo delle arti e dei mestieri e, incentivando un notevole sviluppo del ricamo nel campo tessile tra il 1570 e il 1640, nonostante la crisi provocata dalla carestia del 1569 e dalla peste del 1576 diventa il fulcro del commercio in questo settore, tra lโ€™Italia e i paesi transalpini, complice la crisi della produzione della seta in centri importanti come Genova.

Due capolavori

Purtroppo, di tutta questa copiosa produzione sono rimaste scarse testimonianze di manufatti, tra queste due opere di grande pregio: il gonfalone di Santโ€™Abbondio del Duomo di Como e il parato per la canonizzazione di San Carlo Borromeo, conservato solo parzialmente, al Museo del Duomo di Milano.

Gonfalone di Sant’Abbondio – Duomo di Como
Paliotto di San Carlo

I reperti sono opera di ricamatori e ricamatrici milanesi, realizzati il primo tra il 1608 e il 1609, il secondo tra il 1609 e il 1610, su progetto di due grandi artisti dellโ€™epoca, il Morazzone al secolo Pier Francesco Mazzucchelli e il Cerano, soprannome di Giovanni Battista Crespi.

La scelta della confraternita di Como di affidare la committenza ad artigiani milanesi mette in luce una volta di piรน la valentia di queste maestranze e la qualitร  dei materiali utilizzati per la confezione, tutti acquistati a Milano. Tessuti, refe, sete di ogni tipo, ma soprattutto i โ€œpreziosiโ€: fili dโ€™oro e dโ€™argento per ricami, canutiglie e le pietre, granati e perle.

Per il parato di San Carlo vale la stessa opzione milanese, nonostante il nobile Trivulzio caldeggi di fare gli acquisti presso i mercanti romani. Prontamente, il capitolo milanese replica che ha deciso di servirsi a Milano sia per orgoglio cittadino sia per la superlativa, prestigiosa produzione locale e non meno importante, sia per mantenere lโ€™autonomia nei confronti della corte papale.

I deputati designano quindi le maestranze e affidano ad Antonia Pellegrini, moglie del pittore Domenico, lโ€™incarico di realizzare le โ€œfigureโ€ da applicare sui parati del pontefice. Lโ€™incarico era stato molto caldeggiato dal Pellegrini, in quanto โ€œimpresarioโ€ della moglie ed era stato infine assegnato alla donna, perchรฉ oltre al compenso non esoso richiesto, era una ricamatrice apprezzata per la sua abilitร .

Caterina Cantoni

Questa artigiana utilizza, infatti, un punto particolare e complesso definito โ€œpunto raso a due drittiโ€ una lavorazione che non presenta nรฉ diritto nรฉ rovescio, che si basa su fitte e minuscole gugliate di sete policrome cosรฌ da ricoprire lโ€™intero tessuto di base, creando incredibili effetti pittorici.

Ed รจ a questo punto che โ€œentra in scenaโ€ Caterina Cantoni, attiva a Milano tra la fine del Cinquecento, perchรฉ ne era stata la creatrice. La sua invenzione รจ attestata da fonti storiografiche coeve e un ulteriore conferma si puรฒ leggere inun mandato di pagamento del 23 settembre 1609 intestato a:

โ€œdomino Domenico Pellegrini marito della domina Antonia dellโ€™Oro la quale lavora de ponti dโ€™inventione della quondam Cantonaโ€ come acconto โ€œdelle figure che detto Pellegrini ha di far fare dalla suddetta sua moglie per mettere nel manto, et pianeta di sua santitร โ€.

Caterina Cantoni era riconosciuta come valentissima ricamatrice, anzi come unโ€™artista e tenuta in grande considerazione dal pittore Giovan Paolo Lomazzo, con il quale faceva parte di un cenacolo di intellettuali e artisti, a Milano.

Il suo capolavoro รจ: I quattro elementi; personificazione femminili dei quattro continentiโ€, unโ€™opera di impareggiabile pregio, ricamata su di una tela di lino con sete policrome e oro filato. La vera maestria di questโ€™opera la si evince dal gusto raffinato della struttura, nella rappresentazione minuziosa e reale delle figure e dei motivi floreali, messa in risalto dalla ricercata tecnica innovativa del punto raso a due dritti.

La sua perizia e la sua sensibilitร  non avevano pari che la potessero imitare ed era molto ricercata. Molte famiglie di nobili e clienti raffinati richiedevano le sue opere, specialmente ricami e ritratti figurati a grandezza naturale, che sembravano dipinti. Fra i suoi committenti piรน famosi si contava la cerchia della famiglia Borromeo a Milano e le corti di Firenze in Italia. Era molto ambita anche presso le corti europee, per esempio Vienna, Braunschweigh; fu anche chiamata da Caterina dโ€™Austria e da Filippo di Spagna, a Madrid insieme alla pittrice Sofonisba Anguissola.

Di Caterina Cantoni non si hanno moltissime notizie, perchรฉ ai tempi ci si riferiva alla sola manodopera maschile dei capifamiglia e le professioni femminili non erano quasi mai citate.

A porre rimedio, ci pensรฒ Giovan Paolo Lomazzo, pittore, poeta e trattatista, che per dimostrarle la sua stima, le dedicรฒ un sonetto:

โ€œNobile donna della cittร  di Milano, ma piรน nobile per il suo rarissimo ingegno e per lโ€™eccellenza dellโ€™arte di ricamar sopra la tela e il rete; nella quale non รจ per aver mai alcun pari, nรฉ ha avuto a tempi avanti, che si favoleggino i poeti della sua Aragneโ€.

I quattro elementi: personificazioni femminili dei quattro elementi
Dettagli

un articolo di Maria Cristina Cantร fora (Milano) per “La Camelia Collezioni”

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PIZZI, TRINE E MERLETTI – trina fine secolo 800

Trina / fettuccia (detta anche bisรจtta) fine secolo 800 per realizzare il merletto fusello tombolo

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MANUTENZIONE / RESTAURO PIZZI ANTICHI – striscia per tavolo fratino fine secolo 800

โ€ข Manutenzione / Restauro Strisce da Tavolo โ€ข
Lavaggio e ripresa su tutta la lunghezza di striscia per tavolo fratino fine secolo 800, lavorazione al filet punto rammendo contornato con cordoncino

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RECUPERO E CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO TESSILE ANTICO E D’EPOCA – Donazione al Museo- Blonda francese Rif. 59/2020

โ€ข Recupero e Conservazione del patrimonio tessile antico e d’epoca / Donazioni โ€ข
Corpetto a colletto denominato “Blonda’ , prov. francese in filo di seta metร  800 – Rif. 59/2020

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PIZZI, TRINE, MERLETTI – collezione #07

Pizzi – Trine – Merletti โ€ข๐“’๐“ธ๐“ต๐“ต๐“ฎ๐”ƒ๐“ฒ๐“ธ๐“ท๐“ฎ โ€ข
Per rifinire,adattare, ricreare su gusto antico, sostituire o dare una nuova immagine a manufatti.

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PIZZI – TRINE – MERLETTI – “Point de Gaze”

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“Point de Gaze ” (particolare), in filo di lino, fatto ad ago, Bruxelles, 1855 ~ si usava molto per i ventagli da ballo o da matrimonio perchรฉ si armonizza molto bene con le stecche di madreperla o avorio.

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